ALLA LUCE DELLA PAROLA – COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA 25/10/2025
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
“O Dio, abbi pietà di me peccatore”. (Lc 18, 13)
Lc 18,9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Siamo nel tempio, luogo del culto e dell’incontro con Dio e ci sono un fariseo e un pubblicano. Entrambi hanno lasciato per un attimo la quotidianità per stare in intimità con il Signore portandogli i loro desideri e bisogni.
La preghiera del fariseo e del pubblicano sono molto diverse tra loro. Il primo sta in piedi e l’altro a distanza e con lo sguardo abbassato. Il primo ringrazia per tutte le sue buone azioni e si presenta migliore degli altri, l’altro invoca pietà riconoscendosi peccatore. Entrambi mostrano l’idea di sé e di Dio. Così, emergono un uomo convinto di essere giusto e meritevole di ricompense e un altro che riconosce il proprio peccato e il bisogno di misericordia. Di conseguenza, per uno Dio è colui che dispensa grazie in base ai meriti. Per l’altro è colui capace di pietà verso chi non è perfetto.
La conclusione della parabola non esalta nessuna delle due figure, ma l’atteggiamento di umiltà del pubblicano. Umiltà che conduce a mostrarsi davanti a Dio così come si è. Nella realtà di esseri umani, riconoscendo il dono di Dio e la sua misericordia. E allora riconosciamoci uomini e donne e, come il pubblicano, invochiamo la sua pietà perché sarà essa a salvarci.