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Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 16/06/2019

15-06-2019 - 15-06-2019
SANTISSIMA TRINITA'
"Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà" (Gv 16,15)


Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 02/06/2019

Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 02/06/2019
01-06-2019 - 01-06-2019
ASCENSIONE DEL SIGNORE
 "Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo". (Lc 24,51)


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Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 19/05/2019

Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 19/05/2019

Dal: 18-05-2019 - Al: 18-05-2019

V DOMENICA DI PASQUA
"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri". (Gv 13,34)
Gv  13,31-33a.34-35
 
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell''uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». 


Siamo di fronte al discorso di addio, che Gesù rivolge agli apostoli durante l''ultima cena, dopo aver annunciato il tradimento di Giuda. È un discorso che, anche se pronunciato quando era ancora in vita, può essere compreso solo alla luce degli eventi pasquali. Infatti, sono essi a svelare cosa significa “il Figlio dell''uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui” (Gv 13, 31). Egli, accettando di morire in croce, ha dato la possibilità a Dio di manifestarsi nell'amore, risuscitandolo da morte. E la gloria non è altro che questa manifestazione.
Il dono della vita è il gesto di amore più grande che Gesù ci ha lasciato come eredità e come impegno di vita da assumere ma, non sarebbe corretto vederlo solo come croce, come dolore, come morte nel senso più estremo del termine.
San Francesco, nel suo testamento, dice:
“quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d''animo e di corpo” (FF 110).
Si muore per amore ogni volta che lasciamo da parte noi stessi, ciò che ci piace o che vorremmo,  per prenderci cura di chi abbiamo accanto e ne gustiamo la dolcezza della vita nuova, che da questa morte prende forma.
Perciò, non dobbiamo fermarci a guardare  solo il dolore della croce, ma andare oltre e vedere in essa il sepolcro vuoto, la vita nuova. 
 



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