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Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 16/06/2019

15-06-2019 - 15-06-2019
SANTISSIMA TRINITA'
"Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà" (Gv 16,15)


Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 02/06/2019

Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 02/06/2019
01-06-2019 - 01-06-2019
ASCENSIONE DEL SIGNORE
 "Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo". (Lc 24,51)


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Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della domenica 07/04/2019

Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della domenica 07/04/2019

Dal: 06-04-2019 - Al: 06-04-2019

V DOMENICA DI QUARESIMA
"Neanch'io ti condanno" (GV 8,11)
Gv 8,1-11

In quel tempo Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». 

Una donna è stata sorpresa in adulterio e, secondo la legge, dovrebbe essere lapidata ma, i suoi accusatori non eseguono subito la sentenza. Fanno un'altra scelta. La portano al tempio dove sanno di trovare il Signore. Egli, infatti era tornato lì per insegnare. La donna viene posta in mezzo. Il suo peccato diventa il centro di tutto il racconto. È intorno ad esso che ruota tutta la vicenda, dalla domanda degli scribi e dei farisei ai gesti e alle parole di Gesù. “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?” (Gv 8,4-5). La domanda è molto chiara e contiene già la risposta, ma il Signore né la conferma, né la smentisce, ma coglie l'occasione per dire qualcosa che va oltre la legge e sposta l'attenzione dalla donna agli accusatori invitandoli a guardarsi, a guardare i loro cuori. “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7) non è un'affermazione che autorizza la lapidazione e quindi la condanna, ma un invito alla riflessione. Un invito a non sentirsi giusti di fronte all'altro e quindi autorizzati a condannarlo. Un invito a guardare il nostro peccato senza scandalizzarci e a riconoscerci uguale all'altro e a riconoscere che solo Dio è giusto. Infatti, tutti se ne vanno tranne Gesù. Egli è giusto, ma nonostante ciò non condanna la donna. Così, attraverso di Lui, emerge un altro volto del Padre. Il volto del perdono anche se non è chiesto. Il volto di chi non condanna l'uomo, ma solo il peccato. La donna non è andata da Lui spontaneamente, ma ci è stata portata e non perché era pentita, ma il Signore ugualmente la perdona, ugualmente la libera dall'etichetta che il peccato le ha cucito addosso perché anche  “se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso” (2Tm 2,13).
 



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