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Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 16/06/2019

15-06-2019 - 15-06-2019
SANTISSIMA TRINITA'
"Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà" (Gv 16,15)


Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 02/06/2019

Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della Domenica 02/06/2019
01-06-2019 - 01-06-2019
ASCENSIONE DEL SIGNORE
 "Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo". (Lc 24,51)


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Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della domenica 31/03/2019

Alla luce della Parola - Commento al Vangelo della domenica 31/03/2019

Dal: 30-03-2019 - Al: 30-03-2019

IV DOMENICA DI QUARESIMA
"Facciamo festa" (Lc 15,23)
Lc 15,1-3.11-32
 
In quel tempo si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

In questo cammino di Quaresima continuiamo ad essere accompagnati dal volto misericordioso del Padre. Un volto che ogni volta ci viene svelato nei suoi aspetti più particolari, che Gesù stesso rivela nelle situazioni in cui si trova.
Spesso il suo agire desta scandalo tra gli scribi e farisei, i perfetti osservatori e conoscitori della legge, ma è a loro che si rivolge trasformando lo scandalo in occasione per far conoscere il vero volto del Padre. Oggi, la liturgia ci propone una di queste situazioni.
Gesù si era intrattenuto con i peccatori, cosa proibita dalla legge, scandalizzando scribi e farisei che non hanno perso occasione per accendere polemiche e discussioni alle quali il Signore risponde con alcune parabole, tra le quali quella del figliol prodigo, o dei due figli, o del Padre misericordioso. É la più lunga, ma anche quella che ci mette più in discussione, che non solo ci svela il Padre, ma svela anche noi stessi. Ci dice chi siamo per il Padre. Ci dice chi è il Padre per noi, qual è l'immagine che abbiamo di Lui e qual è la sua vera immagine. Infine, ci dice come viviamo le nostre relazione fraterne. È una parabola che può avere molti titoli perché molti sono i temi trattati. Parla di un figlio che cerca libertà allontanandosi da casa sperperando tutti i suoi averi e che, grazie alla fame, si ricorda di avere un padre e una casa dove può saziarsi. Parla di un altro figlio, ligio osservante dei doveri, concentrato solo su di essi, tanto che si può definire più servo che figlio, che non comprende la gioia del padre per aver ritrovato il figlio perduto. Parla di un padre che fa festa perché il figlio che lo aveva abbandonato, anche solo per saziare la fame, era tornato e lo aveva chiamato padre, ma parla anche di un padre che è pronto ad abbandonare la festa per andare incontro a quel figlio che, indignato, non vuole entrare in casa.
Ognuno di noi si può ritrovare in entrambi i figli. Tutti abbiamo un anelito di libertà che, spesso ci fa vedere tutto come un ostacolo ad essa. In nome di essa molte volte vediamo le cose della vita come un'insieme di doveri opprimenti e Dio lo mettiamo a capo di essi. Così, nasce il desiderio di andarsene, di lasciare ciò che abbiamo, di cercare altrove gioia e piacere. Ma, possiamo anche ritrovarci nel figlio che non ha mai abbandonato i suoi doveri, che si ritiene giusto perché fa tutto quello che deve fare, ma che non vive da figlio. Egli vive come servo. Entrambi non conoscono il padre. Non conoscono Dio perché Dio è Padre. Entrambi sentono il peso del dovere. Uno se ne va rifiutandolo e l'altro lo accoglie in attesa di una libertà futura. E il Padre mostra un altro modo di vivere. Mostra la festa. Egli fa festa perché tutti possiamo conoscere il suo amore. La festa è l'amore del Padre che tutto ci dà in dono perché tutto quello che è suo è anche nostro, come dirà al figlio indignato. È nostro solo se accettiamo di vivere come figli, di vivere la vita come la festa dell'amore, la festa che il Padre ogni giorno fa con ognuno di noi.



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